venerdì 19 giugno 2009

INTERCETTAZIONI: FUNZIONARI POLIZIA, VIETATE MICROSPIE PER INDAGINI

INTERCETTAZIONI: FUNZIONARI POLIZIA, VIETATE MICROSPIE PER INDAGINI

(ASCA) - Roma, 11 giu - Con l'approvazione, dell'emendamento del Governo nell'ambito del ddl sulle intercettazioni, che consente l'intercettazione di comunicazioni solo in presenza di un ''fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove e' disposto si stia svolgendo l'attivita' criminosa'' avra' come primo risultato quello di non consentire piu' l'utilizzo di microspie. E' quanto denuncia il segretario nazionale dell'Anfp, Associazione nazionale funzionari di polizia, Enzo Marco Letizia che torna a criticare il provvedimento della maggioranza.

''Siamo certi che ieri sera - ha aggiunto Letizia - hanno brindato assassini, usurai, estortori, rapinatori, spacciatori e trafficanti di droga, e percio' auspichiamo che il Senato gli faccia ingoiare bocconi amari''.

gc/cam/bra



Silenzio di Stato
di Paolo Biondani e Claudio Pappaianni
Tutte le intercettazioni che non potrete più sentire nè leggere con la nuova legge. Video, audio e trascrizioni esclusive su tangenti, mafia e camorra. Da Mani Pulite alle tangenti. Ma anche le inchieste su terrorismo, camorra, mafia. Ecco tutte le indagini che la nuova legge sulle intercettazioni impedirà
Tutta un'altra storia. Se non ci fossero state le intercettazioni, oggi l'Italia sarebbe molto diversa. Se le norme volute dal governo Berlusconi e approvate dalla Camera con il voto segreto di molti deputati dell'opposizione fossero state già in vigore, molti dei grandi scandali dell'ultimo ventennio non sarebbero mai venuti alla luce. Quegli "evidenti indizi di colpevolezza" che diventeranno obbligatori per fare scattare le registrazioni sono tali da renderle un'arma pressoché spuntata. Perché i telefoni sotto controllo sono stati fondamentali per scoprire quegli indizi che interrogatori e perquisizioni hanno poi trasformato in prove. Il limite di 60 giorni per la durata degli ascolti, poi, fa venire i brividi agli investigatori che si occupano di mafie: molte volte ci vogliono anni prima che un vero boss si tradisca e si lasci sfuggire un elemento significativo. Persino i terroristi, islamici o brigatisti, avranno vita più facile, grazie alla barocca disposizione sulle microspie che potrebbe far escludere le intercettazioni ambientali in auto o su yacht. E infine il problema dell'informazione: il divieto di pubblicare qualunque notizia prima del processo in molti casi avrebbe permesso di completare il disegno affaristico criminale di colletti bianchi nelle imprese o nella pubblica amministrazione.

ASCOLTA GLI AUDIO: talpe a Palermo | LEGGI LE TRASCRIZIONI: Camorra e tangenti

Mani Pulite addio
L'inchiesta del pool Mani Pulite, che si è chiusa con oltre 1.400 condanne definitive, era cominciata il 17 febbraio 1992, in apparenza, con l'arresto in flagranza del socialista Mario Chiesa, sorpreso nel suo ufficio con la mazzetta appena consegnatagli da un piccolo imprenditore. Solo in aprile, grazie alla prima proroga delle indagini, si è scoperto che in realtà i telefoni di Chiesa erano sotto controllo dall'ottobre precedente. E proprio quelle intercettazioni rivelarono all'allora pm Antonio Di Pietro che quel politico milanese di seconda fila aveva accumulato miliardi di lire su conti svizzeri battezzati con sigle di fantasia come Fiuggi e Levissima. Sempre quelle telefonate guidarono la perquisizione-chiave che portò a sequestrare, nascosto nel cassetto della scrivania del figlio, l'appunto manoscritto in cui Chiesa aveva annotato i nomi dei big del partito a cui girava le tangenti, con accanto le cifre. Senza le intercettazioni, forse Chiesa sarebbe stato arrestato comunque, ma i magistrati non avrebbero potuto scoprire il sistema. E Tangentopoli sarebbe morta sul nascere, come un singolo caso di concussione addebitabile a un 'mariuolo' isolato. Va ricordato che quelle intercettazioni erano state disposte in base a semplici sospetti originati da una querela presentata dallo stesso Chiesa contro un cronista milanese, Nino Leoni. Scontata la condanna definitiva, Mario Chiesa è stato riarrestato quest'anno, questa volta come imprenditore, per uno scandalo di rifiuti scoperto sempre e solo grazie alle intercettazioni.

FONTE ASCA


Il tesoro dei furbetti
Le famose registrazioni dell'estate 2005, probabilmente (ma la nuova legge ha molte incognite applicative), si sarebbero potute fare lo stesso, perché i pm avevano già da fine aprile indizi molto forti. Con le nuove norme, però, l'opinione pubblica avrebbe saputo solo con tre anni di ritardo, cioè dopo il rinvio a giudizio, che il banchiere Gianpiero Fiorani, intercettato dal 24 giugno 2005, aveva l'arbitro dalla sua parte: il governatore Antonio Fazio, registrato a mezzanotte passata, mentre comunicava il via libera di Bankitalia al numero uno della Popolare di Lodi, che lo ringraziava con un metaforico "bacio in fronte". Se le intercettazioni della scalate fossero rimaste segrete, forse Fazio sarebbe ancora governatore. Di certo i magistrati non avrebbero mai potuto scoprire i tesori dei furbetti. Fiorani, infatti, è finito in carcere solo cinque mesi più tardi, quando i pm hanno scoperto che si era impadronito di almeno 45 milioni di euro. Questa inchiesta-bis sulle appropriazioni indebite di Fiorani e dei suoi complici era partita dalla classica intercettazione in apparenza marginale e su temi privati: Fiorani, al telefono con un'architetta, parlava dei lavori da eseguire nella villa in Sardegna che risultava intestata ai prestanome. Seguendo quell'esile traccia telefonica, i pm hanno scoperto l'intera mole di ruberie personali, attuate da 72 indagati che hanno risarcito allo Stato la cifra record di oltre 360 milioni di euro. "Con una sola indagine abbiamo pagato tutte le intercettazioni milanesi del prossimo decennio", ride il procuratore aggiunto Francesco Greco, respingendo così la tesi governativa secondo cui i pm spenderebbero troppo per questo strumento d'indagine.
(18 giugno 2009) fonte L'ESPRESSO

0 commenti: