venerdì 31 agosto 2007

Microspia sullo yacht tradisce Lo Russo

Arrestato il capo della «Nuova Famiglia» nemico dei “cutoliani”
NAPOLI. Microspie nascoste sul suo yacht, intercettazioni ambientali ma anche la collaborazione di pentiti: così sono scattate le manette per Salvatore Lo Russo, capo dell’omonimo clan, già componente della «Nuova Famiglia» che si contrappose negli anni 80 alla «NCO» di Raffaele Cutolo. Fermato tre mesi fa, poi di nuovo libero perchè non risultò esserci il pericolo di fuga, ieri Lo Russo è stato arrestato e «questa volta non esce», ha assicurato il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, Gaetano Maruccia. L’arresto, predisposto dal pm Sergio Amato della direzione distrettuale antimafia di Napoli, si basa su un impianto accusatorio più o meno uguale, con «qualche elemento sopravvenuto», a quello che portò al fermo dell’uomo, ritenuto capo dell’omonimo clan Lo Russo, nello scorso maggio. Secondo gli inquirenti Salvatore Lo Russo «ricopriva un ruolo ombra, di mediazione, di regia occulta dietro le faide che anche recentemente hanno coinvolto i clan di Secondigliano e della Sanità», ha detto Amato. L’operazione di arresto, condotta dal tenente colonnello Gerardo Iorio e dal maggiore Francesco Rizzo, è stata resa possibile, secondo quanto spiega il pm della Dda di Napoli, grazie alla collaborazione di Giuseppe Misso’junior’, che con Lo Russo metteva in contatto la piazza della Sanità con quella di Secondigliano. Le attività camorristiche di cui Lo Russo sarebbe stato a capo riguardavano tutti i principali campi della camorra, anche i più tradizionali come le scommesse clandestine. «Un personaggio di spicco - ha spiegato Amato - complessivamente a capo di un centinaio di persone e di un’gruppo di fuoco’ più piccolo che si potrebbe considerare essere stato dietro a molti degli omicidi più efferati degli ultimi anni». Salvatore Lo Russo, accompagnato sottobraccio dai militari che lo hanno trasportato in carcere, davanti alle telecamere non aveva sul volto nessuna espressione di sfida, così come accaduto quando fu fermato tre mesi fa. «Un segnale chiaro - ha detto il comandante Maruccia - del fatto che questa volta sa che non se la può cavare».

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