
La pagina de La Repubblica sui cellulari spia
MARTEDÌ, 07 AGOSTO 2007
Pagina 28 - Cronaca
LE CARATTERISTICHE
Sul mercato da alcuni anni, non sono vietati. Il modello per controllare gli sms costa 500 euro
Pizzetti: "Solo così potremo evitare gli usi impropri"
Le intercettazioni di Coppola: fu allora che le cronache scoprirono gli apparecchi da 007
ALESSIO BALBI
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ROMA - «I cellulari spia? Trattiamoli come le armi e rilasciamo una licenza a chi compra». La proposta è del Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, sui telefonini da 007, quei dispositivi sempre più diffusi e accessibili che permettono a chiunque di spiare le chiamate di coniugi, figli o colleghi ignari. «Alla vendita di ogni cellulare spia - propone il Garante - venga registrato il nome dell´acquirente, in modo da prevenire e perseguire gli usi illeciti». Sul mercato ormai da qualche anno, i cellulari spia sono finiti alla ribalta delle cronache per la prima volta quando se ne fece cenno nelle intercettazioni dell´immobiliarista Danilo Coppola.
Di che si tratta? In estrema sintesi sono comunissimi smartphone (ovvero telefonini dotati di sistema operativo) nei quali viene installato un programma che permette varie gradazioni di controllo a distanza: lo spione può ricevere comodamente sul proprio cellulare o sul proprio computer la lista delle chiamate fatte o ricevute dal controllato, il testo di tutti gli sms scambiati, le voci aggiunte in rubrica. Ma può anche scegliere di usare il telefonino come microfono ambientale, attivandolo a distanza con una chiamata muta. Oppure può decidere di essere informato in ogni momento sulla posizione del dispositivo, e quindi del suo proprietario. È solo questione di prezzo: un cellulare modificato per il controllo degli sms si compra su internet a 500 euro. Per il kit completo di 007 si sale fino a 1500 euro.
Recentemente, la procura di Vicenza ha messo sotto indagine sei persone, tra cui due coniugi di Torino che si spiavano a vicenda e i proprietari di una ditta che vende telefonini spia. Ma l´acquisto e la vendita di questi dispositivi non è, di per sé, un reato: per assurdo, una moglie potrebbe accettare di condividere con il marito tutte le telefonate. Inoltre, alcuni software spia vengono presentati come dispositivi di emergenza in caso di furto del cellulare. L´uso illecito è punito dall´articolo 615 bis del codice penale con la reclusione fino a quattro anni.
È proprio da qui, dal confine tra uso lecito e illecito, che parte il paragone del Garante con le armi da fuoco: «Un fucile può essere usato per andare a caccia o per fare una rapina», ragiona Pizzetti. «E allora dico al legislatore, comportiamoci come con le armi: chi vende cellulari spia sia obbligato a registrare il nome del compratore. Non si tratta di creare l´ennesima banca dati, ma di far sì che chi commette un reato possa essere identificato».
«Quando si parla di software, norme troppo severe rischiano di essere pleonastiche», osserva Franco Grillini, deputato della Sinistra Democratica attento alle nuove tecnologie, che propone: «Facciamo in modo che chi produce cellulari spia sia obbligato a renderli riconoscibili». Più netto il giudizio di Gregorio Fontana, Forza Italia: «Mi sembra che ci siano cose più pericolose per la sicurezza, e anche per la privacy. Allora dovremmo registrare anche chi compra coltelli. Forse il garante ha una deformazione per le banche dati».
fonte repubblica.
sabato 11 agosto 2007
garante privacy cellulri spia
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