venerdì 4 settembre 2009

Microspie vendita di microspie on line

Microspie vendita di microspie rilevatore di microspie

venerdì 17 luglio 2009

Dal marketing a Facebook, l'attività 2008 del Garante della privacy

ROMA (2 luglio) - Oltre 520 provvedimenti collegiali adottati, 321 ricorsi, 1058 quesiti a cui si è dato risposta, 21 pareri resi al governo e al Parlamento. Sono alcune delle cifre presentate dal presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, nel corso della esposizione della attività 2008 al Senato.

I provvedimenti collegiali sono stati 524. Un incremento rilevante si è registrato nelle «risposte a segnalazioni e reclami», passate dalle 3.078 nel 2007 alle 5252 del 2008. In particolare i provvedimenti hanno riguardato i settori della telefonia, della sanità, del credito al consumo, internet, giornalismo, videosorveglianza, pubblicità indesiderata.

Nel 2008 i ricorsi presentati sono stati 321, un dato stabili rispetto al 2007, la maggioranza dei quali relativi a banche e finanziarie, datori di lavori pubblici e privati, amministrazioni pubbliche.

Il Garante ha dato risposta a 1058 quesiti posti da soggetti pubblici e privati, in maggioranza riguardanti sanità, trasparenza amministrativa, videosorveglianza, fascicoli personali dei dipendenti.

Il Collegio ha reso 21 pareri al governo e al Parlamento, in materia di banche dati e di informatizzazione della pubblica amministrazione, attività di polizia, giustizia, banche e imprese. 500 le ispezioni effettuate nel corso del 2008, un dato che fa registrare una progressione costante. I controlli, si sottolinea nella relazione hanno riguardato diversi settori, in particolare i sistemi di videosorveglianza, gli istituti di credito, l'amministrazione finanziaria, gli operatori telefonici e le cliniche private.

Sono aumentate del 30% le violazioni amministrative contestate che hanno raggiunto la cifra di 338. Una parte consistente di queste violazioni ha riguardato le attività promozionali indesiderate o l'attivazione di servizi non richiesti tramite call center. I proventi riscossi a titolo di pagamento delle sanzioni sono passati dagli 814.625 euro del 2007 a 1.062.000 euro nel 2008. Oltre 335.000 euro sono stati pagati per estinguere il reato in materia di misure di sicurezza.

Sul fronte dell'attività di relazione con il pubblico l'Urp del Garante ha fatto registrarecirca 40.000 contatti, con quasi 20.000 e mail trattate nel corso dell'anno.

Nella relazione si sottolinea l'approvazione di importanti linee guida, in particolare, riguardo all'attività dei periti e dei consulenti dei magistrati, l'attività degli amministratori di sistema, le sperimentazioni cliniche dei farmaci, il fascicolo sanitario elettronico.

Il Garante ha adottato anche alcuni provvedimenti generali per specifici settori: in particolare, la messa in sicurezza dei dati di traffico telefonico e telematico conservati a fini di giustizia; la 'rottamazione' sicura di pc e cellulari; la semplificazione per imprese e P.a. delle procedure per l'adozione delle misure di sicurezza; la semplificazione degli adempimenti in caso di fusioni e scissioni societarie. Inoltre, è stato varato il Codice di deontologia per le investigazioni difensive, che fissa le tutele per il trattamento dei dati personali dei clienti da parte di avvocati e investigatori privati.

Sul fronte delle telecomunicazioni gli interventi hanno riguardato la conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico, misure di sicurezza per le intercettazioni, bollette telefoniche con ultime tre cifre in chiaro. Interventi anche nell'ambito del giornalismo e dell'informazione, in particolare, riguardo alle cronache giudiziarie, tutela dei minori e delle vittime di violenza, notizie su minori adottati, dati sullo stato di salute e sulle vita sessuale, archivi giornalistici on line.

Per quanto riguarda le attività di marketing il Garante è intervenuto in ambito di telefonate indesiderate e call center, attivazione di servizi non richiesti, 'profilazione' a fini commerciali di utenti e clienti, 'carte di fedeltà' della grande distribuzione.

Nell'ambito della publica amminsitrazione il Garante è invece intervenuto in materia di misure di sicurezza per l'Anagrafe tributaria, accertamenti fiscali, trasparenza degli emolumenti pubblici, interconnessione e sicurezza delle banche dati, redditi on line.

Interventi anche sul fronte della sanità, del lavoro, di giustizia e polizia (con particolare riguardo alle misure di sicurezza per gli uffici giudiziari, banche dati dna, ced del Dipartimenti di pubblica sicurezza, periti e consulenti dei giudici, censimento dei nomadi), nuove tecnologie (intervento relativo a Google street view e servizi satellitari, geolocalizzazione, software spia applicabili ai cellulari), scuole e università, vita sociale, sistema impresa.

Sul fronte di internet gli interventi più rilevanti del Garante hanno riguardato Facebook e i social network, i motori di ricerca, l'illegittima conservazione dei dati sulla navigazione in rete, la condivisione di files musicali.

Infine nell'ambito del sistema bancario, finanziario e assicurativo, gli interventi più significativi hanno riguardato la semplificazione degli adempimenti per i sistemi di informazione commerciale, l'accesso e utilizzo ai dati dei clienti delle banche, le misure di protezione, i sistemi antifrodi.

Nella relazione trova spazio anche un capitolo dedicato alla attività internazionale. «Importante» viene definitiva l'attività del Garante nel Gruppo di lavoro comune delle Autorità di protezione europee (WP29) in particolare riguardo ai sistemi Rfid, gli standardi antidoping, la tutela dei minori, le comunicazioni elettroniche, le regole vincolanti di impresa, i dati dei passeggeri aerei. Attività intensa anche nell'ambito delle Autorità di controllo Schengen, Europol, Eurodac e nel WPPJ, il Gruppo di lavoro istituito dalle Autorità garanti europee per la tutela dei cittadini nel settore della polizia, della sicurezza e della giustizia, che ha visto riconfermato per altri due anni il ruolo di presidenza al Garante italiano.

fonte mesagerro.it

Le accuse alla Nokia al servizio del Vevak, le spie di Khamenei e Ahmadinejad

L’opposizione boicotta Nokia e Siemens che avrebbero dotato i servizi segreti di strumenti di controllo dei telefoni. La potente organizzazione spionistica commina direttamente torture e decapitazioni. Ed è alleata con i pasdaran e i bassij per sconfiggere ogni sussulto democratico.


Teheran (AsiaNews) - L’opposizione contro Ahmadinejad ha usato mezzi elettronici per organizzare e moltiplicare le proteste di un mese fa. La prima reazione del regime è stata di scatenare contro di loro i “volontari della rivoluzione”, la brutalità dei bassij. Ma dietro le milizie armate esiste anche il “Vevak”, i servizi segreti interni. Essi dipendono dal cosiddetto “Ministero dell’Informazione”, con un personale stimato sui 20 mila agenti. Questo strumento è a disposizione del presidente e della guida suprema Alì Khamenei, in altre parole alla “linea dura” del regime. Un tempo, quando Rafsanjani era presidente, egli aveva usato il Vevak per una politica di “terrorismo di Stato” a grande livello, minacciando e alcune volte uccidendo opponenti iraniani anche in paesi occidentali. Yves Bonnet, ex direttore della DST (servizi anti-spionaggio francesi), parla di 33 mila esecuzioni commesse in due mesi nel 1988 su ordine di Khomeiny, e ricorda che in alcuni Stati, come il Canada, il Vevak è considerato una “organizzazione terrorista”[1].

Oggi, il Vevak continua a disporre di proprie prigioni e commina direttamente tortura e decapitazioni. Il Vevak lascia la strada al controllo di Pasdaran e ai Bassij; i suoi ambiti sono invece lo spionaggio degli iraniani e la propaganda. Entrambi sono molto usati in questi tempi per bloccare il movimento riformista e democratico.

In questi giorni si è diffusa la notizia che Nokia e Siemens, due compagnie europee che producono telefoni cellulari e le commercializzano in Iran (soprattutto Nokia), avrebbero venduto alle autorità iraniane sofisticate tecnologie di sorveglianza. La diffusione di quest’informazione ha provocato un boicottaggio dei prodotti Nokia in Iran. Negli anni passati, alcuni appelli al boicottaggio di firme “anti-islamiche” e “sioniste” erano stati provocati o sostenuti da compagnie straniere concorrente. Ma questa volta si tratta di un’operazione di propaganda molto utile al Vevak. Nella presente crisi economica, quanti iraniani possono comprare un altro telefonino? Preferiranno piuttosto astenersi dall’uso e non invieranno messaggi troppo pericolosi.

Ciò non significa che la notizia è falsa. Da anni, a Teheran, nelle riunioni “sensibili” di alto livello - commerciale, giornalistico o politico - è uso lasciare il telefonino all’ingresso o in una stanza separata. Si sa infatti che il Vevak potrebbe usare qualsiasi telefonino in “standby” come microfono. Questo è però spionaggio ad alto livello. Ma per attuare pratiche contro quasi tutti i cittadini serve la sorveglianza degli sms: a Teheran, chi non ha mai ricevuto e inoltrato una barzelletta contro il clero o contro Ahmadinejad? La paura di essere accusati provoca l’autocensura da parte di molti. Misure come il blocco delle comunicazioni - altro mezzo tecnico usato dal Vevak durante questo periodo critico - serve a indebolire l’opposizione, ma anche ad accreditare l’idea di uno Stato onnipresente, onnipotente.

Per manipolare l’opinione, il Vevak usa anche altri strumenti. Crea istituzioni di carità ad es. per le vittime in Irak o in Libano, mettendo in luce la bontà dell’Iran e la malvagità dell’Occidente[2]. Un mezzo speciale per manipolare l’opinione pubblica è l’invito di personalità occidentali in viaggi organizzati dal Vevak: le belle cose sull’Iran che diranno poi su Cnn o sulla Bbc serviranno non tanto a convincere l’Occidente ad adottare un regime di “Repubblica islamica”, ma piuttosto a convincere i moltissimi uditori iraniani che in fondo, nel loro Paese non va così male.

In 30 anni d’esistenza, il regime iraniano ha imparato a mantenere il potere. Il Vevak gioca lo stesso ruolo che aveva la brutale Savak nel regime dello Scià. Una delle spiegazioni della caduta del regime dei Pahlavi è proprio il passaggio di responsabili ed agenti Savak al campo khomeinista. Oggi, una tale “migrazione” sembra assai improbabile, anche se Rafsanjani ha ancora contatti e reti parallele costituite anni fa in questi servizi ormai affidati ai suoi avversari politici.

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[1] BONNET Y., Vevak, Au service des ayatollahs, Paris, (Timée-Editions) 2009, 454 pagg.

[2] I cosiddetti danni collaterali nelle guerre in Iraq e in Afghanistan, o i discorsi provocatori di Bush Jr. o di Sharon sono stati utilissimi per demotivare l’opposizione in Iran.

fone asia news

jammere cellulari spiati da aereo spia roma G8 Aquila

Il telefonino squilla. Le tacche dell'antenna sono tutte lì, a dirvi che la potenza del segnale c'è. Eppure quando «sollevate» il ricevitore, insomma, quando premete il tasto verde per accettare la chiamata, nell'auricolare la voce gracchia, va e viene, scompare. Finché il segnale cade. Nel frattempo, senza che possiate accorgervene, sopTELEFONINI MUTI - L'imminenza dell'importante appuntamento internazionale, che vedrà gravare su Roma centinaia di delegazioni dirette al capoluogo abruzzese, avrebbe già portato nella Capitale le prime conseguenze in termini di disagi avvertiti dalla popolazione: i cellulari di centinaia di romani e turisti, da qualche giorno, funzionano «a singhiozzo». Problemi di connessione e comunicazione nei pressi di palazzo Grazioli; difficoltà in piazza Santi Apostoli; strani silenzi intorno a via Veneto (vicino all'ambasciata Usa); linee in crisi tra piazza Augusto Imperatore e piazza Barberini. Le tante chiamate ai gestori delle compagnie di telefonia mobile confermano il sospetto che in città siano già attivi i dispositivi «jammer»: apparecchi in grado di mettere a tacere i cellulari. Impianti di sicurezza fondamentali nella prevenzione di attentati: le autobomba possono essere innescate con un segnale Gsm, spiegano gli esperti di sicurezza. Ma alcuni esperti minimizzano: forse sono in corso test con i jammer, ma si tratta di apparecchi utilizzati solo al passaggio dei cortei ufficiali. Più che altro, insistono i più prudenti, si sta diffondendo la «psicosi da G8».
ra la vostra testa vola silenzioso un «drone», un aereo-spia: di quelli che l'Aeronautica Militare italiana ha acquistato dagli Stati Uniti e che già cominciano a volare su Roma e L'Aquila dalla base di Amendola (Foggia). Benvenuti nell'Italia del G8, che dall'8 al 10 luglio riunirà a L'Aquila i capi di Stato dei Paesi più influenti del mondo.
TELEFONINI MUTI - L'imminenza dell'importante appuntamento internazionale, che vedrà gravare su Roma centinaia di delegazioni dirette al capoluogo abruzzese, avrebbe già portato nella Capitale le prime conseguenze in termini di disagi avvertiti dalla popolazione: i cellulari di centinaia di romani e turisti, da qualche giorno, funzionano «a singhiozzo». Problemi di connessione e comunicazione nei pressi di palazzo Grazioli; difficoltà in piazza Santi Apostoli; strani silenzi intorno a via Veneto (vicino all'ambasciata Usa); linee in crisi tra piazza Augusto Imperatore e piazza Barberini. Le tante chiamate ai gestori delle compagnie di telefonia mobile confermano il sospetto che in città siano già attivi i dispositivi «jammer»: apparecchi in grado di mettere a tacere i cellulari. Impianti di sicurezza fondamentali nella prevenzione di attentati: le autobomba possono essere innescate con un segnale Gsm, spiegano gli esperti di sicurezza. Ma alcuni esperti minimizzano: forse sono in corso test con i jammer, ma si tratta di apparecchi utilizzati solo al passaggio dei cortei ufficiali. Più che altro, insistono i più prudenti, si sta diffondendo la «psicosi da G8».

OBAMA COME BUSH - Le misure di sicurezza attivate in vista del summit - e secondo indiscrezioni destinate a divenire più severe già dal 4 luglio - ricalcano quelle, durissime, adottate nel 2001 per il G8 di Genova. Per contenere le eventuali azioni di contestatori no-global a L'Aquila ma anche a Roma, sarebbero in via di attivazione apparecchiature speciali capaci di disabilitare temporaneamente i telefoni cellulari.
Come avvenuto nel giugno 2008, durante la visita dell'allora presidente Usa George Bush, nel centro della Capitale la prossima settimana potrebbe essere aumentato il raggio del «cono d' ombra», il dispositivo elettronico che isola le zone dove passerà Barak Obama: telefonini, gps e telecomandi saranno inutilizzabili. Durante i giorni del G8, Nocs e tiratori scelti seguiranno a distanza i movimenti del presidente statunitense, che a L'Aquila dovrebbe pernottare solo due giorni e che farà spesso base nella Capitale, probabilmente all'Ambasciata Usa. Blindati per l'occasione la stessa ambasciata in via Veneto e tutti gli altri uffici e residenze diplomatiche di rappresentanza.
Dopo le due notti a L’Aquila, Obama - ha reso noto la Casa Bianca - sarà a Roma per incontrare il presidente Giorgio Napolitano e il Papa. Si terrà molto probabilmente nella Capitale anche l'atteso incontro bilaterale fra il presidente degli Stati Uniti e il suo omologo cinese Hu Jintao, a margine del summit. Ospite del capo dello Stato Giorgio Napolitano, Hu Jintao arriverà in Italia domenica 5 luglio, a distanza di dieci anni dalla visita del suo predecessore Jiang Zemin, nel marzo del 1999.

STRETTA NEGLI AEROPORTI - Altri disagi riguardano chi viaggia. Sono già blindati gli aeroporti romani. Così come i varchi di frontiera navali. Lo stop al Trattato di Schengen e il ripristino dei controlli alle frontiere scattati alla mezzanotte del 28 giugno si protrarranno fino al 15 luglio. A Fiumicino la Polaria ha rafforzato con sei postazioni il settore Arrivi Schengen e tre quello dei Transiti, dove affluiscono in media 100 mila viaggiatori al giorno.

STRETTA NEGLI AEROPORTI - Altri disagi riguardano chi viaggia. Sono già blindati gli aeroporti romani. Così come i varchi di frontiera navali. Lo stop al Trattato di Schengen e il ripristino dei controlli alle frontiere scattati alla mezzanotte del 28 giugno si protrarranno fino al 15 luglio. A Fiumicino la Polaria ha rafforzato con sei postazioni il settore Arrivi Schengen e tre quello dei Transiti, dove affluiscono in media 100 mila viaggiatori al giorno.

CONTROLLO DEI CIELI - Dal primo luglio sono i controllori dell'Enav a gestire il traffico aereo nello scalo dell'Aquila in occasione delle giornate del G8. Questo avviene «dopo che Enav ha istallato nell'ultimo mese tutte le tecnologie necessarie per adeguare il piccolo aeroporto agli standard idonei all'occasione, in piena sinergia con la protezione civile». Tra controllori del traffico aereo, tecnici e personale di supporto sono una ventina «le persone che Enav distaccherà fino al 12 luglio per la gestione di un traffico aereo così particolare e concentrato in pochi giorni».
Tra i sistemi di assistenza al volo implementati da Enav per garantire regolarità e sicurezza, si annoverano: «le nuove radioassistenze per atterraggi strumentali; l'impianto delle luci di pista; il radar trasportabile (per la migliore operatività dei controllori del traffico aereo); il potenziamento di ogni tipo di comunicazione (per le frequenze VHF/UHF)».
Al fine di gestire al meglio il traffico nello spazio aereo interessato, «presso il Centro di Controllo d'Area di Roma (ACC) Enav ha provveduto a stabilire un coordinamento con la difesa aerea ed un coordinamento per la realizzazione di particolari corridoi aerei».

L'AEREO SPIA - Anche l'aereo-spia senza pilota Predator farà parte dell'imponente dispositivo di sicurezza aerea messo in campo dall'Aeronautica militare per il G8 dell'Aquila. Per questo sofisticato velivolo - un «drone» che ha già collezionato 2 mila ore di volo in Iraq e 3 mila in Afghanistan - è il primo impegno di questo tipo all'interno dei confini nazionali. Il Predator controllerà da altissima quota lo spazio aereo abruzzese - ma anche tutto quello della Capitale -, trasmettendo a terra ogni informazione utile per neutralizzare eventuali minacce, per contrastare le quali saranno mobilitati caccia e elicotteri. Il velivolo, che ha un'autonomia di 24 ore, sarà telecomandato direttamente dalla base di Amendola (Foggia), dove ha sede il 28/o gruppo del 32/o stormo dell'Aeronautica militare.

STRAORDINARI BLOCCATI - E' polemica, intanto, sugli straordinari bloccati per le forze dell'ordine italiane. Fa discutere la circolare inviata dal Dipartimento di Pubblica sicurezza a prefetti e questori in servizio per il G8 tesa ad evitare - o se non possibile a limitare al massimo - gli straordinari degli agenti per il periodo che va dal 3 al 16 luglio. «L’evento richiederà un massiccio impiego di forze di polizia - si legge nella lettera - a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica» ma andrà disciplinato «uniformemente il trattamento economico dovuto al personale impiegato nel quadro di tutte le manifestazioni connesse al G8». Si chiede dunque «un' ottima organizzazione» anche negli spostamenti (per non andare oltre l’orario di lavoro giornaliero) e turni regolari con cambi continui. Le limitazioni e il controllo degli straordinari potrebbero riguardare anche le polizie municipali e provinciali che opereranno a L’Aquila.

L.Za.

corriere della sera

lunedì 22 giugno 2009

Investigatori privati, si va verso il processo,

mobile email stampaIn tribunale
Investigatori privati, si va verso il processo

Si profila il processo per un gruppo di investigatori privati romani che, incaricati da clienti interessati ad accertare infedeltà coniugali o acquisire informazioni per motivi professionali, installavano microspie all'interno di auto e abitazioni, modificavano telefonini cellulari, si servivano di apparecchiature in grado di carpire dati informatici o videosorvegliavano luoghi di lavoro con l'uso di telecamere nascoste.

Il pm Pietro Saviotti ha depositato gli atti avvertendo della conclusione delle indagini ben 29 persone, tra titolari di agenzie investigative, segretarie, detective, clienti committenti, tecnici esperti di intercettazioni, più tre agenti della polizia e un dipendente dell'Agenzia delle Entrate. I fatti contestati, che portarono anche all'arresto di 17 indagati, fanno riferimento a un periodo compreso tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008.

fonte il tempo

L'Iran censura il web grazie a tecnologia occidentale. L'Italia tra i fornitori

«Centro di monitoraggio» grazie all’assistenza di una joint venture con Siemens e Nokia


Un'immagine delle proteste a Teheran messa su internet (Ap)
WASHINGTON – Il Wall Street Journal ha rivelato che, grazie alla tecnologia acquistata in Occidente, l’Iran è in grado censurare e controllare l’uso di Internet. Sempre secondo il quotidiano, Teheran ha creato «un centro di monitoraggio» con l’assistenza di una joint venture formata dalla tedesca Siemens e dalla finlandese Nokia.

CONTRATTO - Il contratto, chiuso nella seconda metà del 2008, sarebbe stato seguito da un’attività di controllo piuttosto ridotta, ma che si è espansa quando la protesta popolare ha incendiato le principali città del Paese. Un intervento deciso per contrastare l’unico vero canale di informazione verso l’esterno. Grazie a Twitter, ai network sociali e ai telefonini, gli oppositori iraniani hanno potuto rivelare quanto stava avvenendo nelle strade. Le rivelazioni del quotidiano americano, in realtà, confermano quanto è già emerso in passato. Dopo il 2001, gli iraniani hanno fatto di tutto per acquisire materiale sofisticato necessario per tenere d’occhio dissidenti ed eventuali agenti stranieri. Microspie, apparati per le intercettazioni telefoniche e radio, know how per la bonifica di ambienti sono stati i principali prodotti sulla lista della spesa.

OCCIDENTE - Buon parte della tecnologia è arrivata dai Paesi occidentali che, in cambio di contratti, hanno fatto il patto con il diavolo. E tra coloro che hanno fornito «gingilli elettronici» c’è anche l’Italia. Una collaborazione favorita dalla particolare situazione strategica creatisi con l’invio di nostri contingenti in Afghanistan, Iraq e Libano sud. Aree dove i servizi segreti iraniani hanno una certa influenza potendo contare su rapporti con formazioni armate locali. E allora in cambio di un occhio di riguardo e di un’eventuale protezione, Teheran ha chiesto «un piccolo favore». Così è arrivata la tecnologia per le intercettazioni e, sembra, un’assistenza nel training della Vevak, la polizia segreta degli ayatollah.

Guido Olimpio
22 giugno 2009
fonte la stampa

venerdì 19 giugno 2009

intercettazioni telefoniche e microspie domande e risposte

12/6/2009 (8:6) - DDL INTERCETTAZIONI. DOMANDE E RISPOSTE
Ascolto consentito per 60 giorni
al massimo

+ Napolitano: valuterò il decreto intercettazioni
+ Tre consiglieri del Csm si dimettono: "Il ministro Alfano ci accusa di reati"
+ Ddl intercettazioni, sì della Camera



Come cambiano le indagini (e la cronaca) con questa legge
FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
Catastrofe della giustizia o equilibrata riforma? Non c’è via di mezzo, nei commenti sulla nuova legge che regolamenta le intercettazioni e la cronaca giudiziaria.

Quando sarà possibile intercettare un’utenza telefonica?
Salvo mafia e terrorismo, si potrà fare per reati che prevedono una pena da cinque anni all’ergastolo e per i delitti contro la pubblica amministrazione, lo spaccio di droga, le armi, il contrabbando, i reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, molestia o disturbo delle persone col mezzo del telefono; infine la pedopornografia. Ad autorizzarle sarà una corte composta di tre giudici e per un limite massimo di sessanta giorni. Ci vorranno «evidenti indizi di colpevolezza» e un presunto colpevole. Impossibili nel caso di indagini contro ignoti, eccetto se è la vittima a richiederlo: caso tipico, le molestie telefoniche. «Tutte le intercettazioni a carico di ignoti per omicidio, violenza sessuale, rapine in villa, corruzione o reati finanziari non si potranno più fare. Così ci legano le mani», denuncia Giuseppe Cascini, segretario dell’associazione magistrati.

Vi sarà anche un taglio nelle intercettazioni ambientali?
Saranno possibili esclusivamente nei luoghi dove si commette il reato o dove si suppone che stia per svolgersi. «Ma così dicendo - reagisce Enzo Letizia, segretario dell’associazione funzionari di polizia - sarà impossibile intercettare con le “cimici” quasi sempre. Mai più una microspia in casa di un indagato, oppure nella macchina dell’amante, o in un ufficio. Se il reato s’è già svolto, addio intercettazioni ambientali. Azzerate. Ci sono molti casi di omicidio che vengono risolti in tempi lunghi. Senza microspie, e con appena 60 giorni di tempo per le telefoniche, dimenticatevi le indagini. E penso che diventerà drammatica anche la ricerca dei latitanti, che si svolge con lunghe intercettazioni, in casa e al telefono, in ascolto anche per mesi, aspettando che facciano un errore. E’ un colpo mortale».

Sarà facile togliere un’inchiesta a un magistrato?
«Se ha pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli». Oppure, se «risulta iscritto nel registro degli indagati» perché coinvolto in una fuga di notizie. Secondo l’Anm, queste sono norme ammazza-giudici. «Si prestano pericolosamente a usi strumentali». In troppi casi basterà una denuncia nominativa.

Come si trasformerà la cronaca giudiziaria dei giornali?
Radicalmente. Vietato pubblicare stralci di intercettazioni. Si possono dimenticare le paginate gustose sui furbetti del quartierino. Ma anche su Fiorani e Antonio Fazio. «Il legittimo desiderio di evitare il ripetersi di episodici atti di barbarie, per colpa di una qualche leggerezza nell’informazione, ha generato un mostro», scrivono Lorenzo Del Boca e Enzo Iacopino, presidente e segretario del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Un ordine di arresto, che riporta le accuse a carico di un indagato, potrà essere raccontato, ma solo per riassunto. E comunque mai prima che ne venga a conoscenza l’indagato o il suo avvocato. «E’ quanto prevedeva il diritto di cronaca tuttora», sottolinea Giulia Bongiorno, la presidente della commissione Giustizia.

Quali sono le altre nuove restrizioni ai giornali e agli altri media?
Sarà vietato ai media pubblicare le foto e il nome di un magistrato. E’ un modo per evitare i protagonismi. Unico caso di deroga, le riprese televisive di un sopralluogo sulla scena di un crimine. Altro divieto draconiano: vietata la pubblicazione anche parziale o per riassunto di intercettazioni considerate private, di cui la stessa magistratura ordina la distruzione perché non attinenti al reato. Carcere o forte multa per chi sgarra.

Cambierà anche il sistema delle rettifiche?
I siti Internet vengono equiparati ai giornali e perciò «le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono». Tutte le rettifiche, poi, «devono essere pubblicate e senza commento». Il giornalista non può replicare. E a rigore di legge, era vietato già. Nel caso di un libro, l’autore o l’editore provvedono a far pubblicare una rettifica su due giornali a tiratura nazionale. A proprie spese.

E il traffico telefonico? Che fine faranno i tabulati?
«Nei procedimenti contro ignoti è sempre consentita l’acquisizione della documentazione del traffico delle conversazioni». Serve per identificare le persone presenti sul luogo del reato.

Come si potrà continuare a intercettare e con quali limiti?
Considerando che la mole complessiva calerà molto, si prevede una spesa molto minore e anche un apparato più snello. Per le intercettazioni ci saranno dunque impianti installati nei Centri di intercettazione telefonica istituiti presso ogni distretto di corte d’appello e l’ascolto in ciascuna procura della Repubblica collegata telematicamente con il Centro.

Ci saranno dei privilegi per gli agenti del servizio segreto?
Quando ci sono di mezzo gli agenti dei servizi segreti, la magistratura per poter operare avrà bisogno di un nullaosta della presidenza del Consiglio. Il procuratore capo deve cioè informare il premier, violando il segreto istruttorio, il quale ha il diritto di valutare se opporre il segreto di Stato. «Se entro trenta giorni dalla notificazione della richiesta il presidente del Consiglio dei ministri non oppone il segreto, l'autorità giudiziaria acquisisce la notizia e provvede per l'ulteriore corso del procedimento».

Ci saranno nuove procedure anche per l’ascolto dei sacerdoti?
Quando indagato è un religioso, il magistrato deve informare il suo vescovo. E quando risultasse indagato o imputato un vescovo o un abate, il pubblico ministero invia l’informazione al cardinale Segretario di Stato.

fonte la stampa

INTERCETTAZIONI: FUNZIONARI POLIZIA, VIETATE MICROSPIE PER INDAGINI

INTERCETTAZIONI: FUNZIONARI POLIZIA, VIETATE MICROSPIE PER INDAGINI

(ASCA) - Roma, 11 giu - Con l'approvazione, dell'emendamento del Governo nell'ambito del ddl sulle intercettazioni, che consente l'intercettazione di comunicazioni solo in presenza di un ''fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove e' disposto si stia svolgendo l'attivita' criminosa'' avra' come primo risultato quello di non consentire piu' l'utilizzo di microspie. E' quanto denuncia il segretario nazionale dell'Anfp, Associazione nazionale funzionari di polizia, Enzo Marco Letizia che torna a criticare il provvedimento della maggioranza.

''Siamo certi che ieri sera - ha aggiunto Letizia - hanno brindato assassini, usurai, estortori, rapinatori, spacciatori e trafficanti di droga, e percio' auspichiamo che il Senato gli faccia ingoiare bocconi amari''.

gc/cam/bra



Silenzio di Stato
di Paolo Biondani e Claudio Pappaianni
Tutte le intercettazioni che non potrete più sentire nè leggere con la nuova legge. Video, audio e trascrizioni esclusive su tangenti, mafia e camorra. Da Mani Pulite alle tangenti. Ma anche le inchieste su terrorismo, camorra, mafia. Ecco tutte le indagini che la nuova legge sulle intercettazioni impedirà
Tutta un'altra storia. Se non ci fossero state le intercettazioni, oggi l'Italia sarebbe molto diversa. Se le norme volute dal governo Berlusconi e approvate dalla Camera con il voto segreto di molti deputati dell'opposizione fossero state già in vigore, molti dei grandi scandali dell'ultimo ventennio non sarebbero mai venuti alla luce. Quegli "evidenti indizi di colpevolezza" che diventeranno obbligatori per fare scattare le registrazioni sono tali da renderle un'arma pressoché spuntata. Perché i telefoni sotto controllo sono stati fondamentali per scoprire quegli indizi che interrogatori e perquisizioni hanno poi trasformato in prove. Il limite di 60 giorni per la durata degli ascolti, poi, fa venire i brividi agli investigatori che si occupano di mafie: molte volte ci vogliono anni prima che un vero boss si tradisca e si lasci sfuggire un elemento significativo. Persino i terroristi, islamici o brigatisti, avranno vita più facile, grazie alla barocca disposizione sulle microspie che potrebbe far escludere le intercettazioni ambientali in auto o su yacht. E infine il problema dell'informazione: il divieto di pubblicare qualunque notizia prima del processo in molti casi avrebbe permesso di completare il disegno affaristico criminale di colletti bianchi nelle imprese o nella pubblica amministrazione.

ASCOLTA GLI AUDIO: talpe a Palermo | LEGGI LE TRASCRIZIONI: Camorra e tangenti

Mani Pulite addio
L'inchiesta del pool Mani Pulite, che si è chiusa con oltre 1.400 condanne definitive, era cominciata il 17 febbraio 1992, in apparenza, con l'arresto in flagranza del socialista Mario Chiesa, sorpreso nel suo ufficio con la mazzetta appena consegnatagli da un piccolo imprenditore. Solo in aprile, grazie alla prima proroga delle indagini, si è scoperto che in realtà i telefoni di Chiesa erano sotto controllo dall'ottobre precedente. E proprio quelle intercettazioni rivelarono all'allora pm Antonio Di Pietro che quel politico milanese di seconda fila aveva accumulato miliardi di lire su conti svizzeri battezzati con sigle di fantasia come Fiuggi e Levissima. Sempre quelle telefonate guidarono la perquisizione-chiave che portò a sequestrare, nascosto nel cassetto della scrivania del figlio, l'appunto manoscritto in cui Chiesa aveva annotato i nomi dei big del partito a cui girava le tangenti, con accanto le cifre. Senza le intercettazioni, forse Chiesa sarebbe stato arrestato comunque, ma i magistrati non avrebbero potuto scoprire il sistema. E Tangentopoli sarebbe morta sul nascere, come un singolo caso di concussione addebitabile a un 'mariuolo' isolato. Va ricordato che quelle intercettazioni erano state disposte in base a semplici sospetti originati da una querela presentata dallo stesso Chiesa contro un cronista milanese, Nino Leoni. Scontata la condanna definitiva, Mario Chiesa è stato riarrestato quest'anno, questa volta come imprenditore, per uno scandalo di rifiuti scoperto sempre e solo grazie alle intercettazioni.

FONTE ASCA


Il tesoro dei furbetti
Le famose registrazioni dell'estate 2005, probabilmente (ma la nuova legge ha molte incognite applicative), si sarebbero potute fare lo stesso, perché i pm avevano già da fine aprile indizi molto forti. Con le nuove norme, però, l'opinione pubblica avrebbe saputo solo con tre anni di ritardo, cioè dopo il rinvio a giudizio, che il banchiere Gianpiero Fiorani, intercettato dal 24 giugno 2005, aveva l'arbitro dalla sua parte: il governatore Antonio Fazio, registrato a mezzanotte passata, mentre comunicava il via libera di Bankitalia al numero uno della Popolare di Lodi, che lo ringraziava con un metaforico "bacio in fronte". Se le intercettazioni della scalate fossero rimaste segrete, forse Fazio sarebbe ancora governatore. Di certo i magistrati non avrebbero mai potuto scoprire i tesori dei furbetti. Fiorani, infatti, è finito in carcere solo cinque mesi più tardi, quando i pm hanno scoperto che si era impadronito di almeno 45 milioni di euro. Questa inchiesta-bis sulle appropriazioni indebite di Fiorani e dei suoi complici era partita dalla classica intercettazione in apparenza marginale e su temi privati: Fiorani, al telefono con un'architetta, parlava dei lavori da eseguire nella villa in Sardegna che risultava intestata ai prestanome. Seguendo quell'esile traccia telefonica, i pm hanno scoperto l'intera mole di ruberie personali, attuate da 72 indagati che hanno risarcito allo Stato la cifra record di oltre 360 milioni di euro. "Con una sola indagine abbiamo pagato tutte le intercettazioni milanesi del prossimo decennio", ride il procuratore aggiunto Francesco Greco, respingendo così la tesi governativa secondo cui i pm spenderebbero troppo per questo strumento d'indagine.
(18 giugno 2009) fonte L'ESPRESSO

mercoledì 29 aprile 2009

Tutt spioni col cellulare che ruba e ricatta

di Massimo Martinelli
ROMA (13 apile) - C’è chi lo porta appeso alla cintura e chi ha una fondina sotto l’ascella; chi ne ha due, come nel Far West, e chi lo usa con il silenziatore. E fin qui siamo nella normalità.

Ma c’è anche chi lo usa come un’arma vera e propria. Di ricatto, di spionaggio, di pressione psicologica. Persino di rapina. Del tipo: ti mando un sms criptato e mi copio la tua rubrica telefonica; ti chiamo e il tuo telefono diventa una microspia: mi dice dove sei sulla mappa di Google, mi fa ascoltare cosa stai dicendo in quel momento e cosa dicono i tuoi interlocutori. E anche se cambi scheda telefonica non riesci a seminarmi: il tuo apparecchio mi avvisa, e ti seguo ovunque prenda il segnale. Anche negli Stati Uniti, persino in vacanza alle Maldive.

E’ sulla telefonia mobile che si combatte l’ultima battaglia di legalità, almeno per Francesco Pizzetti, il Garante della Privacy, che ha appena scoperto che l’Italia è piena di spioni fai-da-te che devono essere regolamentati. Gli ispettori di Pizzetti hanno messo insieme un dossier gigantesco sul fenomeno dei telefonini-spia, del quale si sta occupando anche il Copasir, il comitato di controllo sull’intelligence. E adesso, dopo averne valutato la portata, il Garante esce alla scoperto e chiede l’istituzione di un registro nazionale, come quello previsto per le armi, nel quale annotare tutti coloro che acquistano e ricevono uno di questi marchingegni da James Bond.

Il giro di vite, spiegano all’Ufficio del Garante, è reso ancora più urgente dalle novità che sono emerse nel corso di un’audizione del Copasir di qualche giorno fa, quando l’amministratore delegato di un colosso mondiale delle telecomunicazioni ha rivelato l’esistenza di un nuovo sistema per rubare dati e informazioni attraverso le celle della telefonia mobile: «Abbiamo appreso - spiega il professor Pizzetti - che esiste una tecnologia che consentirebbe tramite invio di un sms di infettare qualsiasi telefonino, acquisirne i dati, localizzarne la posizione e controllarne l’attività. Noi dell’Autorità Garante, peraltro, eravamo già a conoscenza che nei negozi e anche sul web sono in vendita software che possono consentire di utilizzare telefoni cellulari come microspie».

La portata della prima rivelazione, quella degli sms-pirata che violano i telefonini, è decisamente inquietante. Soprattutto se si tiene conto che non è necessario essere un hacker per venire in possesso del numero di cellulare di chiunque: «Gli addetti ai lavori lo fanno abitualmente - spiega Andrea Pedicone, detective privato e fiduciario dell’Associazione Nazionale Forense -. Esistono persone che lo fanno di mestiere sul web: vendono informazioni e i numeri di telefono cellulare di qualsiasi utente, italiani compresi». Provare per credere: basta cliccare su http://ahearnsearch.com/europeanphonereversal.aspx con duecento dollari in tasca; e si possono ottenere i numeri telefonici a piacimento. In realtà occorre anche una certa predisposizione all’illegalità, perché il sito avverte (in lingua inglese) che nonostante il commercio di certe informazioni sia vietato in molti paesi, loro riescono comunque ad ottenerle e a metterle a disposizione di chi ha il denaro per acquistarle.

Un discorso a parte merita lo spionaggio industriale, con la corsa delle grandi aziende a blindare i segreti delle proprie produzioni. Anche andando a caccia dei dipendenti infedeli, grazie ad apparecchiature di nuova generazione in grado di registrare tutte le conversazioni che passano attraverso un centralino e di archiviarle in formati digitali compressi sul server aziendale.

Per Francesco Pizzetti è arrivato il momento di regolamentare il tutto, anche perché (vedi intervista in approfondimento) sempre più spesso la raccolta di informazioni rischia di portare alla sbarra investigatori privati o professionisti del mondo forense: «Si tratta di un fenomeno allarmante - dice il Garante - perché vengono messi in vendita strumenti che possono essere usati in modo lecito, se ad esempio c’è l’accordo tra due possessori di telefonini spia, oppure in modo illecito, per spiare un ignaro possessore di questo tipo di apparecchio. E’ il classico uso del martello che può essere usato per schiacciare un chiodo o per rompere una testa».

Il Garante non ha dubbi: «Occorre un registro, come si fa per chi acquista un’arma da fuoco, per avere consapevolezza su chi detiene questi software e per controllarne l’uso che se ne fa. Ed è il caso che il legislatore provveda al più presto».

giovedì 26 marzo 2009

telefoni spia cellulari intercettati software e installazioni

Punto della situazione sulla vicenda dei famosi cellulari spia che vengono venduti on line su molti siti web

innanzi tutto l'utilizzo e l'installazione di tali apparecchiature e vietato dalla legge e si rischia la galera.

Di cosa si tratta , semplice e un programma che una volta installato sul cellulare fa in modo che tutto il traffico telefonico chiamate in entrata ed uscita, sms, lista delle chiamate, e attivazione microfono ( ascolto ambientale ) possano essere effettuate da un altro numero di telefono,

per installare il software e necessario avere il telefono , il software puo' essere installato in due modi

1 modo

una volta ricevuto il software via e mail in allegato, verra'salvato sul proprio pc , bastera' collegare il cellulare al pc tramite cavo usb o bluetooth, ed installare il software spia sul cellulare.

2 modo

installazione tramite sms

L'installazione tramite sms avviene nel seguente modo, invece che farsi inviare il software via e mail lo faremo inviare direttamente tramite sms al cellulare, dopo di che si dovra' aprire l sms ricevuto, cliccare sul link ricevuto, ed installare il software.

HAI SOSPETTO DI ESSERE INTERCETTATO.

Per effettuare un controllo e sufficiente controllare il proprio credito telefonico, tieni presente che tutti gli sms inoltrati sono a tuo carico, quindi se invii un sms e dal credito ne vengono fatti pagare 2 , con molta probabilita' sul tuo cellulare e stato installato un software spia.
Non abilitare l'avviso di chiamata, tale opzione e obbligatori per far si che si possa effettuare l'ascolto delle chiamate.
Prova a togliere la sim dal cellulare ed ad inserire un altra sim, se viene addebbitato un sms significa che sul tuo cellulare e stato installato un software spy phone.
Discorso ovviamente non valido se il tuo cellulare e intercettato dalle forze dell'ordine in quanto l'intercettazione avviene direttamente dall ' utilizzo di altri canali e non dall'installazione di software

mercoledì 4 marzo 2009

asti rapine automobilisti con utilizzo jammer cellular aliminator

Notiza di poche ore fa

Asti rapinanavano automobilisti utilizzando dispositivo jammer per far si che non funzionassero i cellulari con questo sistema le persone rapinate non potevano chiamare le forza di polizia, il jammer o cellular eliminator e un prodotto illegale la cui compravendita eillegale in tutta la comunita' europea, la funzione di questo dispositivo e quella di bloccare tutte le chiamate in entrata e in uscita dei cellulari gsm umts,

martedì 17 febbraio 2009

spray al peperoncino da oggi e legale la vendita

Modena, 13 febbraio 2009. NON SOLO spray al peperoncino. Se è bastato fare qualche domanda nelle armerie della città per scoprire che sono in aumento i cittadini che fanno incetta di strumenti di autodifesa, come appunto gli spray urticanti anti-aggressione, è altrettanto vero che basta spostarsi negli istituti di vigilanza o nelle rivendite di impianti elettrici per verificare ancora di più quanto stia crescendo la sensazione di insicurezza tra i modenesi. Sono in aumento le vendite di sistemi di allarmi e soprattutto di telecamere a circuito chiuso a difesa dei negozi. Spesso c’è anche la richiesta di collegare le videocamere ad istituti di vigilanza (nella foto a destra), che intervengono con l’ausilio delle forze dell’ordine per sventare furti o rapine. E se una volta il sistema di videosorveglianza era scelto soprattutto dalle grandi aziende, adesso anche i piccoli negozianti si informano. La telecamera a circuito chiuso la vogliono anche loro, perché non si sa mai.
«Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un excalation di richieste — dicono Massimo Donadio e Luca Zaccaria (nella foto a sinistra) titolari della Coel, azienda specializzata in impiantistica — Solo ieri abbiamo venduto sei impianti con telecamere a circuito chiuso. Ma anche la richiesta di allarmi è in aumento. C’è un vero e proprio boom di piccoli negozianti, come tabaccai o baristi: a volte si accontentano di una sola telecamera che sorvegli il bancone, che riprenda tutto quanto succede in negozio. In caso di rapina, il cd con le immagini sarà a disposizione delle forze dell’ordine, e per loro sarà più facile individuare i rapinatori. Il prezzo è accessibile, dai 250 euro in su». C’è anche chi gioca d’astuzia: «Qualcuno ci chiede la telecamera finta. Fuori installa il cartello con la scritta ‘locale videosorvegliato’. A volte può funzionare anche solo come deterrente: si spera che l’eventuale rapinatore, per paura di essere ripreso, scelga un altro obiettivo più facile».

NEGLI istituti di sorveglianza la musica è la stessa: «Anche noi — dice il titolare di un agenzia di vigilanza modenese — rileviamo un aumento di richieste per montare telecamere a circuito chiuso. Noi forniamo anche dei sistemi video collegati con la nostra centrale operativa: un nostro addetto controlla i monitor, e appena vede qualche movimento anomalo entra in azione. Alcuni schermi sono programmati in modo che, in caso di furto durante la notte, lampeggiano per attirare l’attenzione del vigilantes alla centrale operativa e fissano già delle immagini che restano in memoria».
Anche agli istituti di vigilanza risulta che il boom di richieste è tra i piccoli negozianti: «C’è paura nei bar, nelle tabaccherie e nelle farmacie. Una volta il sistema di videosorveglianza era tipico delle grandi aziende. Adesso sono i più piccoli ad avere paura».

di ROBERTO GRIMALDI

Berlusconi: «Abuso di intercettazioni,controllati milioni di italiani

Silvio Berlusconi (Ansa)
ROMA - La questione delle intercettazioni resta piuttosto in alto nella gerarchia delle preoccupazioni di Silvio Berlusconi. In un'intervista al Predellino, il futuro quotidiano on line del Pdl, anticipata dal Riformista, il presidente del Consiglio spiega che «sta emergendo con sempre maggiore chiarezza che alcuni milioni di italiani sono stati controllati senza motivo: dai tabulati in cui si registra chi chiama, chi riceve, a che ora telefona, fino all'ascolto del contenuto delle telefonate».

MILIONI DI PERSONE - Il quotidiano cita l'archivio Genchi, al quale si riferiscono, secondo l'anticipazione, le considerazioni del premier: «A differenza di quanto si diceva il problema non riguarda solo poche migliaia di indagati, ma tocca milioni di persone perbene. Solo nell'archivio di un consulente di varie procure erano conservati i dati relativi a 5,5 milioni di numeri telefonici; un italiano su dieci, contando anche i neonati». Secondo Berlusconi questa situazione chiama in causa il rispetto della Costituzione, in particolare gli articoli sulla segretezza delle comunicazioni e sulla libertà personale: «Con l’abuso delle intercettazioni, la nostra Carta viene violata in modo plateale. Tuttavia la sinistra, che si riempie sempre la bocca dei valori costituzionali, fa finta che quegli articoli non esistano. È scandaloso».


15 febbraio 2009

lunedì 2 febbraio 2009

amcomunicazioni sorveglianza e sicurezza

azienda specializzata nella vendita e noleggio di appaercchiature per controllo e difesa elettronica, quali sistemi di videosorveglianza umts localizzazione satellitare, trasmissione audio video ,auricolari ponti radio, stazione ripetitrice ,

domenica 18 gennaio 2009

Giuseppe Setola casalesi registrazione audio sparatoria castel volturno intercettazioni ambientali microspie e cimici

Convalidato l'arresto di Giuseppe Setola, ritenuto il capo dell'ala stragista dei Calasesi, catturato lo scorso 14 gennaio. Diffuse alcune intercettazioni dei carabinieri di Caserta che inchiodano Setola e i suoi complici a un agguato di camorra del 12 dicembre scorso. Gli spari e la fuga sono state registrate da una cimice nascosta nella macchina del boss.





fonte tg24