'NDRANGHETA: NUOVA MICROSPIA, PG REGGIO SMENTISCE
REGGIO CALABRIA - "E' assolutamente destituita di ogni fondamento la notizia della scoperta di una microspia nella stanza del sostituto procuratore generale Francesco Neri". Lo ha detto all'ANSA il procuratore generale di Reggio Calabria, Giovanni Marletta, smentendo la notizia, pubblicata oggi dal Corriere della Sera, nella quale si afferma che è stata trovata una nuova cimice nel palazzo di giustizia di Reggio Calabria. "Abbiamo fatto dei controlli - afferma Marletta - una bonifica degli uffici, dopo quello che è accaduto in procura, ma non è emersa nessuna microspia. Non mi spiego come si può falsare una notizia di questo tipo creata sul nulla". "Allo stato - ha detto, dal canto suo, all'ANSA il magistrato Francesco Neri - non so nulla. Anche io ho letto la notizia sul giornale e l'ho sentita alla radio e sto andando in ufficio a verificare. So - ha aggiunto Neri - che la scorsa settimana è stata effettuata una bonifica degli uffici, ma al momento non ne conosco l'esito".
Francesco Neri ha confermato di non essere stato informato di alcun ritrovamento di microspie nel suo ufficio. "Del ritrovamento - ha detto - non sappiamo niente. Aspettiamo". Il magistrato ha confermato che negli uffici della Procura generale di Reggio Calabria, che si trovano in pieno centro, in un palazzo diverso da quello della Procura ordinaria e della Dda, sono state effettuate due bonifiche, l'ultima delle quali la settimana scorsa, disposte dal procuratore generale dopo la scoperta di una cimice in una stanza adibita ad archivio del pm Nicola Gratteri. Bonifiche effettuate dai carabinieri del Ros. "E' tutto in mano alle forze investigative - ha detto Neri - ma noi non sappiamo niente". Nelle prossime ore il procuratore Marletta e lo stesso Neri dovrebbero fare una segnalazione alla Procura di Catanzaro, competente ad indagare su fatti che riguardano magistrati del distretto di Reggio e già titolare dell'inchiesta sulla microspia trovata nella stanza di Gratteri, per capire i contorni della vicenda.
fonte ansa.it
lunedì 12 maggio 2008
nuove microspie pg reggio smentisce
lunedì 28 aprile 2008
Microspia, si cerca il venditore La “cimice” di Reggio Calabria è sofisticata ma facilmente reperibile
L’apparecchio è stato inviato a Roma per essere esaminato dagli specialisti dei carabinieri
Microspia, si cerca il venditore
La “cimice” di Reggio Calabria è sofisticata ma facilmente reperibile
IL GIALLO IN PROCURA
REGGIO CALABRIA. Chi e perché. Sono questi gli interrogativi attorno a cui ruota l’inchiesta che da oggi sarà aperta formalmente dalla Procura di Catanzaro, dopo la scoperta, da parte dei carabinieri del Ros, di una microspia sistemata da mani ignote in una stanza della Procura di Reggio Calabria utilizzata solitamente dal pm Nicola Gratteri titolare, tra l’altro, delle indagini sulla strage di Duisburg.
Un’inchiesta che parte da un dato: la microspia ritrovata è di quelle che si trovano facilmente nei negozi specializzati. Un apparecchio, dunque, non particolarmente sofisticato, ma neanche un prodotto di fattura artigianale. Adesso il problema per i carabinieri del Ros che conducono le indagini, è risalire al venditore nella speranza che questo li possa aiutare a individuare l’acquirente e, di conseguenza, l’autore dell’azione di spionaggio in danni del magistrato.
La «cimice» recuperata irradia il proprio segnale per 20-30 metri nell’etere sia parallelamente all’apparecchio che in altezza. Questo significa che l’orecchio indiscreto poteva trovarsi anche nell’androne del palazzo del Cedir, il centro direzionale che ospita gli uffici giudiziari, un palazzone di sei piani, due ali del quale sono riservate all’amministrazione della giustizia. Nell’ala che al sesto piano ospita la Procura ordinaria e la Dda, si trovano anche gli uffici dei gip, e le varie cancellerie del Tribunale, civile e penale. Il lato opposto è riservato a uffici comunali.
Per cercare di sapere più cose possibili sulla microspia, i militari del Ros l’hanno inviata ai loro colleghi di Roma che sono specializzati in materia e che la stanno attentamente analizzando nella speranza di venire a capo dell’inquietante interrogativo su chi e perché l’ha sistemata in quella stanza.
Un quesito cui, da oggi, dovrà rispondere la procura di Catanzaro.
L’incartamento è già pronto e oggi il procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, che con la sua decisione di fare bonificare tutti gli uffici della procura ha permesso la scoperta della «cimice», lo trasmetterà al procuratore facente funzioni di Catanzaro, Salvatore Murone, che dovrà decidere a chi affidarlo.
La delicata inchiesta, dunque, arriva in una Procura che pure si è ritrovata al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica per la vicenda del pm Luigi De Magistris e da alcuni mesi senza capo dopo che Mariano Lombardi ha deciso di pensionarsi prima di prendere possesso del nuovo incarico a Messina.
FONTE :Il Tirreno del 28 aprile 2008:
venerdì 11 aprile 2008
Localizzare cellulare localizzazione cellulare localizzare numero cellulare
mpossibile bluffare: una mappa sullo schermo localizza il posto da cui si chiama
Pensati per gli anziani e i bambini. Ma già sorgono probleimi di privacy
Niente più bugie
arriva il cellulare spia
di ARTURO ZAMPAGLIONE
Niente più bugie
arriva il cellulare spia
NEW YORK - "Dove sei?", è la domanda ricorrente della moglie che chiama il marito sul telefonino, del papà che il sabato notte si preoccupa per la figlia fuori casa o di un ragazzo in cerca di un amico. Finora ogni risposta era possibile: anche le bugie venivano mascherate dalla immaterialità delle comunicazioni via cellulare. Ma una nuova tecnologia gps, già introdotta dalla Sprint Nextel e presto offerta anche ai 65milioni di utenti della società americana Verizon Wireless, non darà più scampo. I telefonini si trasformeranno in piccole spie: sullo schermo dei cellulari comparirà una carta stradale con un punto rosso nel luogo dove si trova l'interlocutore.
La rivoluzione rischia di invadere la privacy, alimentando gelosie, mandando all'aria molti matrimoni e creando tensioni nella famiglie. C'è anche il pericolo che i maniaci sessuali ne approfittino per inseguire le loro vittime. Perché allora tanto interesse (e tanta fretta) da parte delle aziende di telefonia mobile? Semplice: la Verizon e le altre puntano al segmento giovanile del mercato, agli under 24 che già non si fanno troppi scrupoli nel condividere informazioni personali sui siti di social networking, come Facebook e MySpace, e vogliono invece rimanere in contatto costante con gli amici.
Mentre nel complesso l'industria americana dei cellulari è in ritardo rispetto ad altri paesi, parte avvantaggiata nelle nuove tecnologie di localizzazione digitale. Alcuni anni fa, infatti, le autorità di Washington hanno imposto che i nuovi telefonini fossero forniti di sistemi satellitari gps (Global positioning system) in modo da facilitare gli interventi in casi di emergenza. E le società del ramo ne approfittano ora per allargare la gamma dei servizi a pagamento. Oltre ai giovani, prevedono una forte domanda da parte di aziende che hanno i dipendenti disseminati in una stessa zona o di genitori che vogliono tenere sotto controllo i figli.
Sia la Sprint che la Verizon Wireless, una joint venture della Verizon con la Vodafone, utilizzano per i loro "servizi spia" un software chiamato Loopt e creato da Sam Altman, un ventiduenne dell'università di Stanford che si è trasformato in inventore-imprenditore. Altman è il primo a rendersi conto dei problemi di privacy e, indirettamente, dei pericoli di eventuali cause giudiziarie. Per questo ha previsto una serie di misure di protezione. Ogni utente può rendersi reperibile solo a un network di altri utenti che hanno già sottoscritto allo stesso servizio. Nessun ragazzo sotto ai 14 anni può fare l'abbonamento da solo. Nelle prime due settimane di operatività si ricevono in continuazione messaggi che ricordano che si è sotto osservazione. E chiunque può disattivare il servizio in qualsiasi momento.
Ma anche con questi accorgimenti la Sprint impone ai nuovi utenti di firmare una lunga liberatoria e la Verizon Wireless, che lancerà la nuova iniziativa ad aprile, promette di fare altrettanto. Insomma, nessun marito "localizzato" in flagrante e lasciato dalla moglie potrà chiedere un risarcimento dei danni.
(29 marzo 2008)
fonte la repubblica.it
venerdì 18 gennaio 2008
microspie notizie informazioni passate a boss accuse al governatore queste sono le microspie
Microspie e notizie date ai boss
queste le accuse al governatore
di ALESSANDRA ZINITI
PALERMO - Otto anni di carcere. Questa era la richiesta per Salvatore Cuffaro dei pm Maurizio de Lucia, Michele Prestipino e Giuseppe Pignatone. Rivelazione di notizie riservate ma soprattutto favoreggiamento aggravato a Cosa nostra i reati contestati al governatore per il quale, pure, una parte della Procura (in disaccordo con la linea dei titolari del processo) avrebbe voluto aggravare in extremis il capo di imputazione in concorso esterno in associazione mafiosa.
Un contrasto che ha prodotto l'abbandono, in corso di dibattimento, di uno dei magistrati assegnatari del fascicolo, Nino Di Matteo.
Le accuse. La sintesi delle accuse rivolte al presidente è tutta nella chiosa con la quale il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone ha concluso in aula la requisitoria: "La condotta di Cuffaro è proprio dei giorni in cui veniva eletto presidente della Regione e faceva eleggere deputato Antonio Borzacchelli che - come dice il pentito Francesco Campanella - serviva per proteggerlo dalle indagini in corso. Una fotografia di rara nitidezza e di altrettanto rara concretezza di quel particolare fenomeno criminale che viene comunemente indicato con l'espressione "intreccio mafia-politica-affari-coperture istituzionali".
Ma ecco, uno per uno, i fatti per i quali i pm ritengono di avere inchiodato Cuffaro alle sue responsabilità.
I rapporti con Guttadauro. Innanzitutto l'episodio sul quale si gioca lo snodo fondamentale del processo: quello della "mafiosità" del presidente, del suo rapporto, mediato dall'ex assessore comunale Mimmo Miceli, con il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro. A lui, secondo l'assunto accusatorio, Cuffaro avrebbe fatto giungere la notizia, appresa dall'ex maresciallo-deputato Antonio Borzacchelli, dell'esistenza di microspie nell'attico in cui parlava di affari, nomine di primari e di candidature alle Regionali del 2001. Quella microspia piazzata dal maresciallo Giorgio Riolo e ritrovata il 15 giugno del 2001 mandò a monte una grossa indagine sulla cosca di Brancaccio ma fece in tempo a rivelare che la candidatura di Mimmo Miceli nella lista dell'Udc fu decisa proprio in quel salotto. Ne era consapevole Cuffaro? E soprattutto voleva aiutare Cosa nostra rivelando al suo amico Miceli dell'esistenza di quella microspia a casa Guttadauro?
Per la difesa non c'è alcuna prova e tantomeno lo è l'ormai famosa frase attribuita alla moglie di Guttadauro "ragiuni avìa Totò Cuffaro" registrata dalla microspia al momento del suo ritrovamento. Frase, rivelata dallo stesso Riolo, che nessuna perizia ha mai sentito compiutamente.
I rapporti con Aiello. Al suo amico imprenditore della sanità Cuffaro avrebbe rivelato l'esistenza di una indagine segretissima in corso in Procura e soprattutto il disvelamento della sua rete riservata e l'iscrizione nel registro degli indagati dei marescialli Ciuro e Riolo. Le notizie sarebbero state date nel corso di un singolare incontro tra Cuffaro e Aiello in un negozio di abbigliamento di Bagheria nel quale il governatore si sarebbe recato liquidando la scorta. Circostanze tutte ammesse persino da Aiello, ma negate da Cuffaro che ha ammesso solo di aver parlato della modifica del tariffario regionale. Manca la prova della fonte, romana o palermitana, che avrebbe girato al governatore la notizia riservatissima. Per questa accusa il presidente risponde solo di favoreggiamento semplice.
I rapporti con Riolo. Le ammissioni del maresciallo del Ros hanno messo molto in difficoltà Cuffaro che, secondo i pm, ha più volte mentito quasi negando un rapporto di vecchia data con l'investigatore che, oltre a fargli personalmente un paio di bonifiche a casa e in ufficio a caccia di eventuali microspie, lo avrebbe sempre tenuto informato su eventuali iniziative dei carabinieri o della magistratura a suo carico. E alla fine, temendo che Riolo potesse parlare, Cuffaro avrebbe persino dato la sua disponibilità alla proposta di Borzacchelli di un regalo in denaro per risolvere alcune sue difficoltà economiche. I rapporti con Campanella. Le accuse dell'ex amico e consulente sono l'ultima spina nel fianco del presidente. Che anche a lui, in un incontro avvenuto sotto il ficus di Palazzo d'Orleans, avrebbe rivelato l'esistenza di un indagine che aveva messo a nudo i rapporti tra l'ex presidente del consiglio comunale di Villabate e i boss del paese, Antonino e Nicola Mandalà.
(18 gennaio 2008)
fonte repubblica.it
sabato 5 gennaio 2008
come scoprire se sei il telefono e intercettato dalla polizia

E' allarme sul web. E c'è anche chi chiede l'intervento di Beppe Grillo Sei intercettato? Per scoprirlo digita «08» Una sequenza consentirebbe di sapere se il proprio telefono è sotto controllo. Ma è solo una leggenda metropolitana STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
MILANO - Vuoi sapere se il tuo telefono cellulare è sotto controllo? Digita «08» e invia la chiamata. E se a rispondere dall'altra parte sono i carabinieri, allora vuol proprio dire che le tue conversazioni sono ascoltate. La leggenda metropolitana circola da tempo nel web, ma la vicenda delle
Una ragazza parla al cellulare in centro Milano (Fotogramma)
intercettazioni legate al caso Bankitalia-Antonveneta e la nuova legge che il governo ha studiato per limitare il ricorso ai controlli sulle utenze l'hanno fatta tornare di attualità. Ma, per quanto suggestiva, è appunto solo una bufala.
LA VERIFICA - Alcuni modelli di telefonino consentono effettivamente un contatto diretto con l'Arma digitando la sequenza indicata, ma le intercettazioni non c'entrano proprio nulla. Anche perché sarebbe quantomeno bizzarro che le forze dell'ordine lasciassero all'intercettato la possibilità di verificare l'esistenza di controlli - che per ragioni di indagine dovrebbero ovviamente restare riservati - sulla sua utenza. E oltretutto il giochino non funziona con tutti i telefoni.
«PRONTO CARABINIERI» - Si tratta in realtà di un dispositivo adottato da alcune case produttrici che inseriscono di default il 112 come chiamata di emergenza. Lo «08», in certi modelli, è già predisposto come chiamata rapida per il pronto intervento e, in generale, qualunque apparecchio è in grado di collegarsi direttamente con i carabinieri. Succede ad esempio digitando un qualsiasi tasto dopo avere rimosso la sim card. «Il 112 - spiegano alla centrale operativa del comando milanese di via Moscova - è il numero standard delle emergenze in Italia e alcuni cellulari sono già programmati per attivarlo con qualunque tasto. In questo modo anche una persona in fin di vita o in difficoltà può far partire la richiesta di soccorso senza dover digitare il numero esatto».
UTENTI ALL'OSCURO - Ma non tutti i telefoni sono abilitati a questo tipo di funzione e gli stessi utenti non sanno, nella maggior parte dei casi, della possibilità di effettuare queste chiamate di emergenza. Non solo: il meccanismo è oscuro anche ai call center delle case produttrici di telefono che, interpellati sulla vicenda, hanno risposto di non essere a consocenza di casi simili. Qualcuno ha parlato di possibile difetto del singolo apparecchio («strano che l'utente non si sia rivolto ai nostri centri assistenza»), altri hanno rimandato la questione ai gestori delle linee. Ma Telecom Italia Mobile precisa di non avere alcun ruolo: «Una volta digitato 08 - spiegano dall'ufficio stampa - la centrale telefonica si aspetta altri numeri perché considera quelle due cifre come l'inizio di un prefisso». Qualche azienda produttrice ammette che effettivamente alcuni modelli sono predisposti con la chiamata d'emergenza sullo 08, ma si tratta spesso di apparecchi con software ormai superati.
«BEPPE PENSACI TU!» - La leggenda del telefono sotto controllo, nel frattempo, sta facendo il giro della rete come una catena di Sant'Antonio e diventa protagonista di blog e forum di discussione. Qualcuno prova ad azzardare una risposta: «E' un difetto nel software del telefonino», «E' un metodo previsto dai produttori per forzare la chiamata di emergenza, tutto normale». «Per controllare se si è sotto controllo il metodo è un altro: basta guardare l'Imei che appare sul display: se è diversa da quella stampata sull'apparecchio vuol dire che vi spiano». E c'è anche chi, nel corso di una discussione su intercettazioni e dintorni sul sito di Beppe Grillo, ha segnalato il caso e chiesto l'intervento del comico genovese: «Cosa vuol dire tutto questo? Beppe, pensaci tu».
SCHERZI E INSULTI - Che i telefonini senza scheda consentano comunque di chiamare il 112 è invece cosa ben risaputa a molti buontemponi che ne approfittano per fare segnalazioni fasulle o per insultare i militari che rispondono dall'altro capo, sapendo che senza la sim è praticamente impossibile essere rintracciati in tempo reale. Il risultato sono perdite di tempo da parte degli operatori al telefono e, in alcuni casi, uscite a vuoto delle pattuglie. Il giochino dello «08» è diventato anche occasione per burlarsi degli amici: «Dite loro che il telefono è sotto controllo e fategli fare la verifica - suggerisce Ivan78 su un forum online -: vedrete come se la faranno addosso appena dall'altra parte risponde il carabiniere». Un consiglio che forse in molti hanno già iniziato a seguire: «Chiamate di questo genere ne riceviamo spesso - confermano al 112 -. Ci chiedono se è vero che stiamo intercettando le loro chiamate». E la risposta? «Ovviamente è negativa».
A. Sa.
23 settembre 2005
fonte corriere della sera.it
sabato 1 dicembre 2007
venerdì 19 ottobre 2007
Software spia nei cellulari, 400 indagati
Il programma scoperto indagando su Danilo Coppola. Intercettate sui telefonini anche storie di tradimenti di coppia
VICENZA - Cellulari modificati, regalati e usati come «occhi» e «orecchie» indiscreti per controllare in qualche caso l'onestà di dipendenti, le frequentazioni dei figli, ma soprattutto la fedeltà di centinaia di mogli, mariti e fidanzati. È quanto emerge dall'inchiesta «Spy Phones» della Guardia di Finanza di Vicenza, in cui sono coinvolte oltre 400 persone, che ha scoperto un'organizzazione specializzata in creazione, installazione e vendita di un software, battezzato «Polifemo». Un sistema capace, se inserito in un telefono cellulare detto «schiavo», di monitorarne, registrandole su un analogo apparecchio pilota, sms e chiamate oltre a funzionare come cimice ambientale, individuabile da satellite.
DALLE INDAGINI SU COPPOLA - Sarebbe stata l'inchiesta su Danilo Coppola, l'imprenditore romano coinvolto nell'inchiesta della procura di Roma sul crack da 130 milioni di euro che ha interessato il suo gruppo immobiliare, a portare alla luce questo strumento. Secondo quanto spiegato dalla Gdf vicentina nel corso di una conferenza stampa, l'immobiliarista avrebbe chiesto e ottenuto dalla sua segretaria, che compare tra gli indagati, di individuare un apparato per ascoltare le altrui comunicazioni. A costruirlo un'azienda di Vicenza, la Aces Group, di Samuele Caraccioli, di 31 anni, che utilizzava l'invenzione di un ingegnere di Catanzaro, Livio Sinopoli, 27 anni. Le Fiamme Gialle hanno denunciato per associazione a delinquere cinque persone ritenute menti dell'impresa, mentre sono state denunciate per vari reati tra cui intercettazioni abusive e accesso abusivo a sistemi informatici altre 420 persone; segnalati una ventina di rivenditori di telefoni che potrebbero essere stati in grado di applicare i sistemi spia.
19 ottobre 2007
fonte corriere.it
